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Le immagini panoramiche sono uno dei mezzi più espressivi per la rappresentazione di un paesaggio naturale, perché abbracciano in un’unica visione d’insieme un’estensione angolare normalmente impossibile da cogliere con un singolo sguardo. Già cento anni fa Vittorio Sella, tra gli altri, utilizzava frequentemente la sovrapposizione di più immagini riprese lungo l’orizzonte per coprire panorami anche di 360 gradi.
A quei tempi, le giunzioni tra una ripresa e l’altra erano nascoste intervenendo con l’inchiostro di china direttamente sulle stampe, che venivano poi rifotografate per ottenere l’intero panorama su una singola lastra, un’operazione complessa che suppliva artigianalmente alle mancanze della tecnologia. Oggi, con l’avvento dell’era digitale, esistono software molto sofisticati in grado di analizzare le singole riprese di una sequenza panoramica e di sintetizzare un’unica immagine di insieme senza soluzione di continuità, interpretando addirittura la distorsione reale introdotta dall’obbiettivo utilizzato per la ripresa. La precisione finale è così elevata da rendere del tutto impossibile distinguere i confini tra un’immagine e la successiva nella sequenza panoramica.